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Ristori, bar e ristoranti rischiano l’esclusione: la dote scende da 20 a 2 miliardi – Italia a Tavola

Salvo accelerazioni dell’ultima ora, il decreto con i sostegni alle imprese per il 2022 colpite dalla crisi pandemica generata dall’emergenza Covid non arriveranno prima della prossima settimana a essere discussi dal Consiglio dei ministri. In palio c’è una dote di circa 2 miliardi di euro. Decisamente ben poco rispetto agli iniziali aiuti previsti dal Governo, che si ipotizzavano essere fino a dieci volte tanto. Per finanziare «salvagente», l’Esecutivo inizialmente aveva ipotizzato uno scostamento di bilancio per recuperare 20 miliardi di euro, ma la cifra sembra essersi drasticamente ridotta. I primi settori a beneficiare degli aiuti dovrebbero essere il turismo e lo spettacolo, mentre bar e ristoranti paiono esclusi, nonostante il grido di allarme lanciato in questi giorni, a causa della clientela che sta scappando per l’introduzione del Super green pass. Senza contare il fatto che ci sono anche molti locali chiusi perché il personale è rimasto contagiato dal Covid 19. Il Governo sta inoltre ancora ragionando su come prolungare la Cassa Covid, allo studio ci sono tre possibilità. E tutto, proprio mentre la ConfCommercio lancia l’ennesimo allarme sulla crisi del settore che fra alberghi e ristoranti registra perdite per oltre il 30% del fatturato. 

Ristori: la dote scende da 20 a 2 miliardi e bar e ristoranti rischiano l’esclusione

Una dote da 2 miliardi ancora da deliberare

Il nuovo decreto Ristori per le aziende colpite dalla crisi pandemica è ancora in itinere. La dote al momento dovrebbe aggirarsi intorno solo a due miliardi di euro, anche perché il Governo vorrebbe tenersi un margine per eventuali interventi successivi. Le misure saranno quindi inevitabilmente mirate, lontane quindi dagli aiuti a largo raggio che vennero erogati nel 2020 e i sostegni della prima metà del 2021.

Il turismo in prima fila a ricevere gli aiuti

Il provvedimento dovrebbe quindi concentrarsi su chi è stato colpito dalle norme anticontagio nei primi mesi del 2022. E fra questi in prima fila c’è il turismo con le agenzie di viaggi e i tour operator e il settore degli spettacoli (con ole discoteche chiuse da tempo e i cinema). Rischiano però di rimanere esclusi dagli aiuti alberghi e ristoranti perché il loro andamento in queste settimane sarebbe molto frastagliato. Il Governo considerare anche il fatto che sulla ristorazione collettiva è stato firmato un decreto ministeriale che distribuisce i 100 milioni dei «sostegni bis».

Ristori: la dote scende da 20 a 2 miliardi e bar e ristoranti rischiano l’esclusione

Alberghi e ristoranti sono in lockdown indotto

Sebbene il Governo tentenni, in questo caso a dare gli aiuti la situazione per bar e ristoranti resta critica. La Federazione italiana pubblici esercenti (Fipe) e l’associazione di categoria Tni Italia (che ha tenuto a Roma un un presidio in piazza Apostoli) manifestano grosse preoccupazioni e chiedono aiuti concreti da parte del Governo.

 Ristori: la dote scende da 20 a 2 miliardi e bar e ristoranti rischiano l’esclusione

La proroga della Cig Covid

L’Esecutivo è inoltre ancora diviso sul prolungamento della Cig Covid. Al momento sono al vaglio tre possibili ipotesi. Si prevede di proseguire ancora un po’ la cassa gratuita per le imprese sotto i 15 dipendenti. Invece per quelle sopra i 15 dipendenti ci sarebbe l’esonero dal contributo addizionale. Infine, la terza soluzione è di esonerare dal pagamento dei contributi le realtà che stanno ripartendo e quindi che non richiedono la Cig. La Ragioneria del Governo è al lavoro per stimare la «Cig scontata» di prosecuzione: secondo le prossime stime dovrebbe oscillare tra i 3 e i 400 milioni.

Niente ripresa per alberghi e ristoranti: l’Horeca chiude in rosso

A confermare la situazione di crisi del settore dell’Horeca è giunta oggi l’analisi preoccupata di ConfCommercio che evidenzia come ristorazione e alberghi registrano una perdita di consumi, rispettivamente, del 27,3% e di quasi il 35% in confronto ai dati di fine 2019. In pratica, secondo ConfCommercio Il 2021 chiuderà si con una crescita del Pil del 6,2% e dei consumi del 5,1%. Risultati che se testimoniano una grande vitalità del Paese, non riguarda però tutti i comparti. Detto dei dati drammatici dell’Horeca, anche la filiera turistica e dall’area della cultura e del tempo libero, che non hanno mai partecipato pienamente a questa ripresa, sono ancora molto distanti dai livelli del 2019: i servizi culturali e ricreativi segnano un -21,5%; e ci sono anche altri comparti con cali a doppia cifra, come i trasporti (-16%) e l’abbigliamento e le calzature (-10,5%).

È evidente che il recupero prosegue più lentamente del previsto e per i consumi, in calo del 7,3% rispetto al 2019, il completo ritorno ai livelli pre-pandemici non avverrà prima del 2023. Per una ripresa più robusta bisognerà, dunque, attendere condizioni macroeconomiche più favorevoli, anche perché la nuova ondata pandemica, con le conseguenti restrizioni e, soprattutto, l’accelerazione inflazionistica innescata dai prezzi delle materie prime, rischiano di bloccare l’ampio potenziale di consumo delle famiglie italiane. In questo contesto per ConfCommercio è indispensabile sostenere in particolare le componenti della filiera turistica e le sue estensioni alla convivialità e alla cultura adottando misure sugli ammortizzatori sociali, senza aggravi di costo per le imprese, e sull’accesso al credito, ma anche interventi fiscali e contributi a fondo perduto parametrati alle perdite subite.

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