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Osservatorio dell’economia: nel 2021 salgono produzione e fatturato, ma pesano gli effetti della crisi energetica – RavennaToday

Nel 2021 produzione al +11%, fatturato al +11,3 % e vendite all’estero al +14%, ma già pesano sull’economia ravennate gli effetti della crisi energetica, le crescenti tensioni geopolitiche e la mancanza di materie prime. E’ quanto è emerso nella riunione dell’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ravenna che si è svolto martedì alla presenza dei vertici delle associazioni di categoria e di Guido Caselli, direttore del Centro Studi di Unioncamere Emilia-Romagna.

Gli indicatori, in particolare, del commercio estero, elaborati sulla base delle informazioni diffuse da Istat e riferiti al 2021, hanno registrato per le vendite ravennati sui mercati internazionali, in netta accelerazione, un valore pari a 5.054 milioni  di euro, valore che corrisponde ad una variazione tendenziale positiva del +25,2%. Tra gennaio e dicembre 2021, rispetto all’anno precedente, le esportazioni delle imprese della provincia sono cresciute del +25,2% con un incremento, rispetto a prima della pandemia, del +9,2%. Bene il tasso di utilizzo degli impianti (81,6%) delle imprese manifatturiere, che raggiunge il valore annuale massimo tra quelli osservati dal 2013 e che ha interessato anche il settore dell’artigianato. Il 2021, inoltre, si chiude con un saldo positivo di 102 unità, registrando la nascita di 1.857 nuove imprese (quasi il 14% in più rispetto all’anno precedente), anche se non ancora in linea con i valori precedenti alla pandemia. Le 1.755 cessazioni volontarie di attività, rilevate tra gennaio e dicembre dello scorso anno, costituiscono il valore più basso degli ultimi dodici anni, persino più contenuto di quello già record registrato nel 2020.

“La crescita che siamo riusciti a mettere a segno – ha sottolineato Giorgio Guberti, commissario straordinario della Camera di commercio di Ravenna – è la conferma dei punti di forza delle nostre imprese, della loro abilità dimostrata nel riposizionamento sui mercati esteri e nelle filiere produttive, sia a livello nazionale sia internazionale. Ma è forte la preoccupazione per l’insufficienza di materiali, la scarsità di manodopera e per gli aumenti, senza precedenti, dei costi di esportazione e dei tempi di consegna. Un livello insostenibile, che può portare alla chiusura di molte aziende per la brusca compressione dei margini operativi”.

Scenari di previsione

Le prospettive per il complesso dell’economia erano senz’altro favorevoli: con le previsioni elaborate a gennaio 2022, prima dell’acuirsi del conflitto armato e dell’inasprirsi di tutte le problematiche connesse al balzo fuori controllo dei costi di produzione ed in particolare di quello della bolletta energetica, per il 2022 era attesa una prosecuzione della ripresa del valore aggiunto complessivo ravennate pari a +4%, dopo il rialzo a +7,9% del 2021. Secondo l’edizione di inizio anno degli “Scenari per le economie locali” di Prometeia, la ripresa sarà quest’anno più contenuta, più uniforme nei vari territori (+4,1% per l’Emilia Romagna e +3,9% per l’Italia) e avrebbe dovuto riporterà la dimensione dell’economia al livello del 2019. Nel 2022, esaurita la spinta del recupero dei livelli di attività precedenti, la ripresa condurrà a una crescita stimata del valore aggiunto prodotto dall’industria provinciale del +1,9%, tenuto conto anche delle difficoltà delle catene di fornitura, dell’aumento dei prezzi delle materie prime e di commodity e del caro-bolletta energetica. Nel 2021 la ripresa condurrà a una vigorosa crescita stimata del valore aggiunto prodotto dall’industria provinciale del +11,8%; nonostante un ragionevole e fisiologico rallentamento, la tendenza positiva delle costruzioni continuerà anche nel 2022 (+9,6%), come le misure di sostegno adottate dal Governo anche se più restrittive, e sarà ancora il settore a trainare la crescita ravennate.

Per il 2021 si conferma un vero boom del valore aggiunto del settore delle costruzioni della nostra provincia (+28,2%). Nel comparto dei servizi nel 2021 la ripresa del valore aggiunto settoriale sarà solo decisamente parziale (+5,9%) e la più contenuta rispetto agli altri macro-settori, data la maggiore difficoltà ad affrontare gli effetti della pandemia ad ogni nuova ondata del virus. Con la ripresa dei consumi, nell’anno in corso, la tendenza positiva non dovrebbe smorzare il suo ritmo di crescita in maniera accentuata (+4,3%), al contrario di quanto avverrà per gli altri settori. A contribuire alle previsioni di crescita per quest’anno la prosecuzione della ripresa del reddito disponibile, dopo la ripartenza avvenuta l’anno scorso, e la ripresa dei consumi, anche se l’inflazione e l’escalation dei costi energetici porranno dei limiti alla reale ripresa dei consumi nel 2022. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, con la ripresa dell’attività, le riaperture possibili ed il controllo della situazione pandemica, nel 2022 i flussi in uscita tenderanno a smorzarsi e le forze di lavoro cresceranno (+1,4%, dopo il +0,3% del 2021). Per la ripresa dell’occupazione, le stime indicano un’inversione di tendenza già nel corso del 2021 (+1,1%); nel 2022 è prevista un’accelerazione della crescita dell’occupazione che potrebbe arrivare a +1,5%.

Per il tasso di disoccupazione, già nel 2021 è previsto l’inizio di un miglioramento del valore provinciale al 6,3% (dopo il picco a 6,9% del 2020 nonostante le misure di sostegno all’occupazione introdotte), attorno al quale si assesterà anche nel 2022 (6,2%; sarà 6% in Emilia-Romagna e 10,4% in Italia), ma per gli strascichi e le incertezze legati alla pandemia, sul mercato del lavoro non sarà sufficiente per livellarsi ai valori più contenuti pre-pandemia. Il cambiamento del recente scenario ha però compromesso le più rosee prospettive economiche stimate per il 2022; si attendono i prossimi aggiornamenti, attualizzati ai nuovi contesti. Per l’ambito nazionale, in linea con le ultime indicazioni dell’OCSE, nel documento di economia e finanza (DEF) in preparazione dal Ministero dell’economia, le stime governative sulla crescita di quest’anno rimangono intorno alla quota del +3%: un livello ancora vivace ma più lontano dal +4,7% fissato come obiettivo nel programma di finanza pubblica dell’ottobre scorso, quando la salita dei prezzi stava muovendo i primi passi.

Industria manifatturiera

Secondo l’indagine congiunturale di fonte camerale tra le imprese manifatturiere fino a 500 addetti, per quanto riguarda la media annua degli indicatori dell’industria manifatturiera provinciale, l’anno 2021 si è chiuso con una serie di segni positivi per gli indicatori delle variabili analizzate, rispetto all’anno precedente, formando l’immagine di un completo recupero che ha permesso di migliorare i risultati antecedenti la crisi. Il bilancio complessivo del 2021 ha fatto registrare per l’industria manifatturiera della provincia di Ravenna, un incremento produttivo a due cifre che ha sfiorato il +11%, rispetto all’anno precedente, considerando il modesto incremento produttivo del +0,4% del 2019. Pure per la regione Emilia-Romagna, complessivamente il 2021 si chiude con un aumento dei livelli produttivi a due cifre, pari a +11,5%, in deciso miglioramento rispetto al risultato negativo del 2019 (-1,2% rispetto all’anno precedente).

Aggancia la ripresa anche l’artigianato ravennate con segnali positivi e con un aumento produttivo medio annuo pari a +6,2% nel confronto con il 2020 e con un risultato senza dubbio migliore di quello negativo registrato nell’anno pre- Covid (-2,9%), comparto particolarmente segnato con lo scoppio della crisi sanitaria. Oltre a ciò, ha fatto seguito la dinamica positiva del fatturato complessivo con un +8% nella media dell’anno 2021 e degli ordini (+6,6%). Nella nostra provincia per il complesso dell’industria manifatturiera, il tasso di utilizzo degli impianti nel corso dell’anno raggiunge il valore annuale massimo (81,6%), tra quelli osservati dal 2015. Per il fatturato complessivo il risultato medio annuo del 2021, rispetto al 2020, è stato pari a +11,3% e la performance del fatturato estero ha segnalato un +13,8%.

Rispetto a quella della produzione, per il volume di affari, il 2021 registra una dinamica superiore, anche se meno evidente nel calcolo medio come di sua natura, ed anche in questo caso i motivi sono ormai ben noti: pressione dell’aumento dei prezzi industriali, spinti dalle quotazioni di materi prime, semilavorati, componentistica e dal caro-bolletta. L’aumento della domanda è evidente nel 2021, con un andamento medio positivo e molto robusto degli ordini, sia complessivi (+11,9%) che provenienti dall’estero (+14%); per entrambe le variabili, si riscontra una performance molto migliore rispetto ai livelli pre-Covid (la crescita nel 2019 fu appena del +0,4% per il portafoglio complessivo, rispetto all’anno precedente, e +0,3% per gli ordini dal mercato estero). Infine, il periodo di produzione assicurato dal portafoglio ordini è risultato pari a 9,3 settimane per il 2021, dato però inferiore a quello pre-covid (10,3 settimane), conseguenza di tutte le problematiche in corso, come la difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime, energetiche e della componentistica, nonchè il rincaro dei prezzi.

Industria delle costruzioni

L’andamento medio annuo del fatturato provinciale, conferma il trend positivo del settore ravennate, portandosi al +6%, rispetto al 2020. Si tratta della più ampia salita annuale registrata dall’inizio della rilevazione e raggiunge il massimo storico, migliorando anche il risultato negativo evidenziato per il fatturato nella media del 2019 (-2,2% rispetto all’anno precedente). Per la regione, complessivamente l’anno 2021 si conclude con un’andamento del volume d’affari del settore dell’edilizia migliore, anche se non di molto, e pari al +7,4%. Pure per l’artigianato edile della provincia di Ravenna, nella media del 2021, si conferma l’andamento favorevole del fatturato che sfiora il +9%. La tendenza positiva per il settore delle costruzioni ravennate è stata confermata, permettendo il pieno recupero dei livelli pre-pandemia; gli andamenti favorevoli, grazie all’impegno delle nostre aziende, sono stati spinti anche dall’incentivazione del superbonus e da altre varie forme di bonus.

Rispetto al 2020, il numero totale delle imprese attive del settore è aumentato di 151 unità, pari a +2,9% in termini percentuali. Nell’anno in esame, l’andamento secondo la velocità relativa, supera quello regionale (+2,5%) ed anche il risultato in ambito nazionale (+1,4%). La crescita della consistenza delle imprese dell’edilizia è iniziata già dal trimestre di apertura dell’anno ed ha posto fine a più di dieci anni di incessante riduzione. Anche se il confronto viene effettuato con l’anno pre-Covid, per la base imprenditoriale dell’edilizia si riscontra segno positivo con una velocità relativa pari a +2,1% e saldo positivo corrispondente a 109 imprese in più. Le edili artigiane sono 106 in più (+2,5%) rispetto al 2020, ed anche in questo caso, var.% positiva rispetto al 2019 (+1,6%).

Nati-mortalità delle imprese

Il miglioramento delle prospettive dell’economia viene confermato dai dati sulla creazione di nuove imprese ma non siamo ancora tornati ai valori precedenti alla pandemia. E’ quanto emerge dall’analisi sulla natalità e mortalità delle imprese su i dati del Registro delle Imprese. L’analisi statistica mostra che il 2021 si è chiuso con un ritrovato slancio delle attività imprenditoriali che, tra gennaio e dicembre, hanno fatto registrare 1.857 nuove iscrizioni (quasi il 14% in più rispetto all’anno precedente). Dopo la frenata imposta nel 2020 dal lockdown e dalla fase acuta dell’emergenza Covid, il rimbalzo della natalità non ha però coinciso con un pieno recupero del dato pre-pandemia, mantenendo un gap di circa 78 aperture in meno rispetto al 2019 (- 4% in termini di variazione percentuale) e di circa 386 in meno rispetto alla media del decennio ante-Covid.

Alla ripresa delle iscrizioni non ha fatto riscontro il ritorno ad un fisiologico flusso di cancellazioni dai registri camerali. Fin dall’inizio della pandemia, infatti, anche nel 2021 le sospensioni o le restrizioni all’esercizio di diverse tipologie di attività economiche hanno determinato un effetto “surplace” (o di temporeggiamento) nelle chiusure di aziende. Le 1.755 cessazioni volontarie di attività, rilevate tra gennaio e dicembre dello scorso anno, costituiscono il valore più basso degli ultimi dodici anni, persino più contenuto di quello già record registrato nel 2020. Il saldo netto annuale è quindi positivo e pari a +102 unità, ma ancora influenzato dagli effetti della congiuntura sanitaria. In particolare, la perdurante tendenza alla contrazione del flusso delle cancellazioni suggerisce molta cautela nella valutazione degli scenari di medio termine dell’evoluzione della struttura imprenditoriale del nostro territorio, così come per l’intero Paese. Inoltre, normalmente le cancellazioni di attività dal Registro delle imprese si concentrano nei primi tre mesi dell’anno ed è in questo periodo che si potrebbero attendere maggiori ripercussioni.

A fine dicembre 2021, lo stock complessivo delle imprese registrate a Ravenna ammontava a 38.389 unità e si registra un tasso di crescita relativa, rispetto all’anno della piena pandemia, pari a +0,27% (+0,76% mediamente in Emilia-Romagna e +1,42% in Italia). I risultati delle analisi mostrano che l’andamento delle iscrizioni è certamente correlato alle prospettive dell’economia ma anche determinato da andamenti settoriali diversificati e dalle politiche di aiuti pubblici. Per le forme giuridiche, il maggior contributo all’andamento viene ancora una volta dalle società di capitali, con un tasso positivo pari a +3% rispetto al 2020 (con saldo netto fra iscrizioni e cancellazioni pari a +248), migliore anche del risultato dell’anno pre-covid, quando la crescita fu pari a +2,2%. Piccola crescita anche per le altre forme (+0,2), mentre diminuiscono le società di persona (-1,8%); praticamente stabili le imprese individuali.

Dal punto di vista delle dinamiche settoriali, crescono l’edilizia (+144 il saldo totale dello stock rispetto al 2020), il cui trend risente positivamente della performance dell’artigianato (+107 unità) ed è il comparto che cresce di più. In aumento anche il complesso dei servizi orientati alle imprese (+143), di cui +64 unità per le attività immobiliari, +34 per quelli professionali e scientifiche, +35 per il noleggio, agenzie-viaggio e servizi di supporto e +10 aziende nel campo dell’ICT. Segno più anche per il credito (+3 unità). Grazie in particolare alla stagione estiva, che ha rallentato parzialmente la crisi epidemiologica, e grazie anche alla correlata ripresa del turismo, mostrano segnali di dinamismo anche le attività di alloggio e ristorazione (+31). I servizi alle persone crescono complessivamente di 4 unità: in positivo sanità (+2), le altre attività di servizio (+1) e istruzione (+2). In termini assoluti, saldi negativi si registrano in agricoltura (-147 aziende) e si tratta di una tendenza di fondo in atto da anni e che solo saltuariamente rallenta, e, a seguire, nel trasporto e magazzinaggio (-49), settore particolarmente colpito dalle conseguenze negative legate al covid; infine nel commercio (-35 unità commerciali, contro il -144 del 2020), coinvolgendo sia l’ingrosso (-19) che il dettaglio (-16) e nelle attività artistiche e di intrattenimento (-1). Stabile l’industria in senso stretto, di cui anche la manifattura.

Anche il settore artigiano mostra segnali di contenimento della crisi e registra un tasso di crescita annuale positivo (pari a +0,67%, rispetto al 2020, e migliore dell’andamento complessivo delle imprese) ed ha chiuso l’anno 2021 con un saldo attivo di 68 imprese (675 le iscrizioni di nuove imprese contro 607 cessazioni volontarie, da gennaio a dicembre), mentre l’anno precedente c’era stata una riduzione pari a -128 unità. A sostenere il comparto artigiano è l’edilizia (+107 il saldo totale dello stock rispetto al 2020); seguono le attività dei servizi (+2), ma grazie solo a quelle dedicate alle aziende (+11), in particolare noleggio, agenzie di viaggio, servizi vari di supporto alle imprese (+9 unità), e le attività artigiane agricole (+2). In positivo ma con saldi più contenuti anche le imprese artigiane dei servizi immobiliari, delle attività professionali/tecniche e quelle artistiche, sportive e di intrattenimento. In rosso rimangono la logistica (-30), le altre attività di servizi (-10), la attività artigianali manifatturiere (-6), il commercio (-7) e le attività connesse al turismo (-3).

La forma giuridica più diffusa tra gli artigiani ravennati è quella delle imprese individuali (il 77,1% del totale) e nel 2021 realizzano un tasso in crescita (+0,2% rispetto all’anno precedente), accodandosi a quelle realizzate dalle società di capitale (+3%) e dalle altre forme (+3,3%), anche se entrambe le nature giuridiche in provincia hanno per l’artigianato una incidenza percentualmente molto più bassa (rispettivamente 6,4% e 0,3%). Aumentano anche le unità locali diverse dalle sedi (nel 2021, +208 unità-locali), raggiungendo il valore di 9.674, di cui più della metà ha sede in provincia. Le unità locali con sede in provincia in termini relativi, rispetto al 2020, aumentano del +2%; quelle con sede fuori provincia +2,4%.

Tipologie di imprese

Le imprese giovanili rappresentano il 25,7% del totale delle iscrizioni e solo il 9,6% delle chiusure complessive ed aumentano la loro consistenza passando dalle 2.431 unità del 2020 alle attuali 2.446 (15 aziende giovanili in più, a fronte della pesante riduzione registrata nell’anno precedente pari a -140). Il saldo netto annuale della movimentazione è largamente positivo ed in miglioramento (+309); in crescita il tasso di variazione relativo (+12,7% ed era il +7,5% nel 2020 e +9,5% nel 2019). Inoltre, il tasso di crescita relativo risulta più elevato rispetto al complesso delle imprese. Nel confronto con il 2020, le nuove iscrizioni di imprese guidate da “under 35” crescono del +17,5% ed il calo delle chiusure volontarie più marcato (-21,1%). L’incidenza percentuale sul totale delle imprese, per le imprese “under 35” risulta essere pari al 6,4%.

Anche per le imprese femminili nel 2021 il saldo della movimentazione tra aperture e chiusure risulta positivo (+33) ed in miglioramento rispetto al dato negativo del 2020 e del 2019 (quando era rispettivamente -67 e -11); la loro quota sul totale delle imprese si assesta sul 21%, posizionandosi tra quanto rilevato in Emilia-Romagna (20,9%) ed in Italia (22,1%). Nell’anno in esame in esame, le aperture di imprese gestite da donne rappresentano il 26,2% del totale delle iscrizioni; contestualmente, il 25,9% delle chiusure complessive. Nei confronti del 2020, aumentano le nuove iscrizioni di imprese femminili, ma le chiusure accusano un calo più contenuto (quasi -7%). In termini assoluti, la consistenza delle imprese femminili registrate a Ravenna nel 2021 aumenta di 47 unità, a fronte del calo del 2020 (-31) e del 2019 (-35).

Per le imprese straniere la differenza tra aperture e chiusure, sempre positiva (+202 unità), risulta più alta rispetto al dato del precedente anno (+99) ed anche rispetto al 2019 (era +115), con aumenti più significativi tra le nuove iscrizioni (+22,9%) ed un calo delle chiusure volontarie pari a -10,4% rispetto al 2020. Progredisce il tasso di crescita annuale (+4,3% contro il +2,2 ed il +2,5% del 2020 e del 2019). Nel tempo inoltre è aumentata la loro incidenza ed in provincia di Ravenna sul totale delle imprese registrate, il 12,7% è gestito da stranieri (a livello regionale il rapporto è il 13% ed in Italia il 10,6%).

Startup innovative

Le startup con sede in provincia di Ravenna, a fine dicembre 2021, sono risultate 76, di cui altre 17 iscritte nel 2021 nella sezione speciale a loro dedicate nel Registro delle Imprese (ben 34 nate in piena pandemia), e rappresentano circa il 7,1% del totale regionale e circa lo 0,54% di quello nazionale. Il capitale sociale medio per startup si aggira intorno ai 68.000 euro, mentre il valore della produzione genera un giro d’affari di circa 13,9 milioni di euro, pari a circa 182.000 euro per azienda. 29 hanno sede legale nella città capoluogo, 21 a Faenza, 8 a Lugo, 6 a Cervia e ad Alfonsine, 2 site a Bagnacavallo e 1 nei Comuni di Brisighella, Castelbolognese, Massa Lombarda e Riolo Terme.

Per quanto riguarda l’attività svolta, la maggior parte predilige, come a livello nazionale, il settore dei servizi alle imprese, pari a quasi tre quarti del totale provinciale (72%). Tra le attività più frequenti per le startup innovative si rileva la produzione di software (30,3%) e la ricerca scientifica e sviluppo (13,2%). Come forma giuridica, predominano le società a responsabilità limitata (93%). Guardando alla composizione della compagine sociale, a Ravenna il 16% sono imprese a prevalenza femminile, ossia startup in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne e quasi il 12% sono invece a prevalenza giovanile che vantano una presenza under 35 per la quasi totalità esclusiva ed è la produzione di software e la consulenza informatica il settore che rivela la più alta concentrazione di forza lavoro giovane nella popolazione delle startup innovative ravennati. Il 5,3% del totale delle startup sono imprese a titolarità straniera. Inoltre, quasi il 20% delle imprese innovative ravennati è depositaria o licenziataria di alcune tipologie di privativa industriale (brevetti) oppure titolare di software registrato; il 14,5%, è ad alto contenuto tecnologico, cioè sviluppa e commercializza esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico.

Export

Le esportazioni della provincia di Ravenna, tra gennaio e dicembre, sono salite a 5.053,6 milioni di Euro e l’anno 2021 si è chiuso con un ottimo segno positivo, pari a +25,2% rispetto all’anno precedente; l’aumento tendenziale vale circa 1.016,2 milioni in più rispetto allo scorso anno. Il recupero si rileva anche se il termine di paragone diventa il 2019, prima che l’emergenza sanitaria colpisse e quando ancora gli scambi commerciali non erano stati colpiti da lockdown e limitazioni ai viaggi. Infatti, per quanto riguarda il confronto con gli anni pre-Covid, la variazione percentuale, rispetto al 2019, risulta di segno positivo e pari a +9,2% (vale a dire 427,6 milioni in più di quanto realizzato nel 2019) e l’incremento si evidenzia anche rispetto al 2018 (+14,6%) e 2017 (+25,9%), anni che sono stati molto favorevoli per l’andamento positivo dell’export ravennate. Inoltre, nel 2021 l’andamento dell’export in provincia di Ravenna è risultato migliore dell’andamento medio del commercio con l’estero rilevato per la regione Emilia-Romagna e per l’Italia, entrambi in brillante modalità positiva (rispettivamente +16,9 e +18,2%, rispetto al 2020; +8,7% e +7,5% rispetto al 2019).

In provincia di Ravenna, anche nel confronto trimestrale, il quarto del 2021 risulta in surplus rispetto al corrispettivo del 2019, con quasi 160 milioni in più di valore di merci esportate e con una variazione percentuale positiva pari a +14,1%. Per la variazione rispetto al quarto del 2020, Ravenna mette a segno un poderoso balzo in avanti pari a +28,6%. Brusco rallentamento invece proviene dall’andamento congiunturale: rispetto al terzo trimestre, il quarto del 2021 non prosegue la crescita del valore dell’export (-3,8%), con una velocità negativa ed in rallentamento fisiologico dopo i più forti recuperi del primi trimestri. Ma nonostante ciò, il 2021 si è chiuso con un risultato complessivo eccezionale. L’analisi dei flussi commerciali con l’estero evidenziano un ulteriore segnale positivo dal mondo delle imprese e nel 2021 le esportazioni sui mercati internazionali sono stati un driver fondamentale per l’impulso alla ripartenza, sebbene a livello mondiale stiano proseguendo ed acutizzandosi le crescenti tensioni per il costo dell’energia, di materie prime e di commodity ed ora tutto il Mondo ha gli occhi sul terribile conflitto in atto e si seguono con apprensione gli sviluppi, sia per le preoccupazioni di carattere umanitario sia per le conseguenze economiche sul sistema economico globale. Anche la distribuzione per aree geografiche evidenzia crescite importanti.

L’Europa si rivela ancora una volta la destinazione principale per l’export ravennate totale, con una quota che supera il 77% e con le vendite sui mercati europei che hanno messo a segno un incremento a due cifre (+27,4%) rispetto al 2020 ma anche rispetto al 2019 (+18,3%). In particolare, le esportazioni verso la sola Unione europea a 27 hanno confermato e migliorato la tendenza positiva con un ottimo +37,9% (+20,5% rispetto al 2019) e, con il consolidamento della nuova realtà post-Brexit, la quota sul totale è diventata pari a 65,4%. Migliore il risultato nell’Area-Euro, in marcato aumento grazie a quasi un +41% (circa +24% rispetto all’anno pre-covid), con quota assestata al 49,2% sull’export complessivo; tra i paesi più rilevanti si segnala la Germania, primo partner commerciale, che rimane il paese più importante per le imprese ravennati, assorbendo da solo una quota pari al 15,2% delle esportazioni provinciali. Seguono Francia con il 9,7% e Spagna con il 7%. Sono proprio le vendite verso i Paesi dell’UE più rappresentativi per l’export ravennate a suscitare maggior ottimismo, per la prosecuzione della loro dinamica positiva e che anche per questo periodo evidenziano rilevanti incrementi a due cifre. Per il mercato più vasto, cioè la Germania, la crescita è arrivata al +47,4% (+33% rispetto al 2019) grazie in particolare ai prodotti della metallurgia ed apparecchiature elettriche, a cui segue quella sul mercato francese che è risultata pari a +33,9% (+20,3% su 2019), per la maggior parte prodotti chimici ed apparati elettrici; simile l’avanzata dell’export sul mercato spagnolo che arriva anch’essa al +33,9% (+8,3% su 2019) e sono soprattutto prodotti della chimica e della metallurgia. Al quarto posto Stati Uniti con quota 5,6% ed aumenti sia rispetto al 2020 che al 2019 (+37,2% e +28,7%).

Per quanto riguarda l’export con Russia e Ucraina, nel 2021 la quota del valore delle merci esportate verso la Russia è stata pari a 1,9%, quella verso l’Ucraina 0,4%; incrementi importanti si riscontrano verso entrambi i Paesi, sia rispetto al 2020 che al 2019. In positivo anche i primi 5 settori di maggior specializzazione; al primo posto per incidenza (19,4%), i prodotti della chimica che aumentano l’export sia nei confronti del 2020 che del 2019 (+38,8% e +19,8%). Con quota 17,6%, segue l’export dei macchinari ed apparecchiature che mette a segno un +18,9 ed un +18,7% rispettivamente su 2020 e 2019. Subito a seguire la quota di esportazioni dei prodotti della metallurgia (17,4%) che mettono a segno un +26,9% rispetto al 2020 ma non raggiungono i livelli pre-covid (-20,7%). Altre due importanti branche di maggior specializzazione di esportazioni per le imprese ravennati, sono quella dei prodotti alimentari (con quota 13,4%), in crescita (+37% rispetto al 2020 e +32,7% sul 2019) e quella delle apparecchiature elettriche (quota 9,5% su export complessivo di Ravenna) che rispetto al 2020 mette a segno il miglior incremento dell’export, fra i principali comparti, pari a +47,8% (+29,8% su 2019). L’aumento su base annua dell’export risulta marcato e diffuso su gran parte del territorio nazionale e Ravenna è tra le province che registrano le variazioni più elevate in Italia e fra i i migliori risultati in Emilia-Romagna, aumentando così la propria quota sul totale regionale al 7%. La crisi energetica, le crescenti tensioni geo-politiche e la mancanza di materie prime rischiano però di fare perdere competitività sui mercati internazionali alle nostre imprese.

Commercio

La media annua dei tassi tendenziali, evidenzia un +4,5% per l’andamento delle vendite del commercio al dettaglio nel 2021 (+4,2% in regione), molto meglio del risultato negativo ottenuto nel 2020 (rispetto all’anno precedente: -5,2% per Ravenna e -6,7% per la regione), ma anche migliore di quello pre-covid, negativo anch’esso ma di minor intensità (-0,8% per Ravenna e -0,7% per la regione).

Agricoltura

Per quanto riguarda l’annata agraria, per il frutticolo calano gli ettari coltivati (con qualche eccezione ad esempio per i kiwi) e cala generalmente la produzione; secondo i dati provvisori di Istat, per la produzione raccolta, nella frutta c’è qualche eccezione con crescita, rispetto al 2020, per alcune tipologie come mela, pesca, nettarina, albicocca e susina. Per il vitivinicolo: in aumento superfici, rese medie inferiori. Per il vino: produzione in calo, ma qualità alta. Cerealicolo: aumentano superfici e produzione raccolta (in particolare grano duro), buona annata per qualità e sanità e complessivamente prezzi migliori. Le quotazioni del frumento duro nazionale sono aumentate più dell’80%; un +100% rispetto al 2020, +140% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. In provincia di Ravenna è molto importante la riproduzione di sementi di medica, barbabietola, cereali da seme e molte specie orticole (qui c’è oltre il 50% della superficie regionale).

Per la zootecnia, calano gli allevamenti bovini, aumentano ovi-caprini e suini stabili; calo generalizzato dei prezzi. Per l’apicoltura è stato l’anno più critico degli ultimi dieci anni. In calo ormai da tempo la consistenza delle imprese agricole della provincia di Ravenna, come emerge dall’analisi dei dati del Registro Imprese. Tra le attività del settore primario i trend sono diversi: quelli della silvicoltura e della pesca continuano a crescere nei confronti tendenziali, mentre le imprese relative alle coltivazioni ed all’allevamento di animali diminuiscono ormai da tempo. Crescono le società di capitale e la categoria residuale della altre forme. Tra le 118 nuove imprese nate nel 2021 nel settore dell’agricoltura, il 19,5% sono gestite da under 35 ed il 27,1% da donne. Per la consistenza: lo 0,9% sono società straniere, il 15,2% sono imprese femminili ed il 3,7% sono giovanili.

Turismo

I dati provvisori di fonte regionale mostrano che per il turismo, del 2021 si salva solo l’autunno. Complessivamente, crollo rispetto al 2019: è mancato oltre un turista su cinque (-21,1% per gli arrivi del 2021 rispetto al 2019), e una notte su sei (-17% per i pernottamenti). Per gli stranieri: -40,8% per gli arrivi e -33,8% per i pernottamenti; per i turisti nostri connazionali cali meno profondi: -16,9% per gli arrivi e -12,9% per le notti, sempre se il confronto è l’anno precovid. I dati del turismo della provincia nel 2021, paragonati a quelli del 2019, mostrano le difficoltà del settore nel fare lo slalom tra zone colorate, restrizioni e divieti. Si salva solo l’autunno, protagonista di un bell’aumento di presenze. Rispetto al 2020 i numeri sono in netto miglioramento, ma era prevedibile.

Nella Ravenna città d’arte la primavera è stata pesante rispetto al 2019 (-73,6% marzo, -78,5% aprile, -49% maggio il calo degli arrivi del 2021 rispetto al 2019), giugno ancora molto in calo (-36,4%), luglio e agosto negativi ma non in modo così netto (-7,4% luglio, -5,2% agosto), settembre e ottobre finalmente positivi (+0,5% e +10,3%), per poi ritornare sotto negli ultimi due mesi dell’anno. In totale nel 2021 a Ravenna città sono arrivati 188.363 turisti complessivi (-28,8% rispetto al 2019), di cui 32.731 stranieri (-50,1% rispetto al 2019), per 407.972 notti complessive (-18,2%), di cui 82.208 per gli stranieri (-42,5%). Per gli italliani: -21,7% per gli arrivi e -8,4% per i pernottamenti del 2021 rispetto al 2019.

Va un po’ meglio al mare per i lidi ravennati nel confronto con il 2019, ma per modo di dire: nel complesso si è perso il 16,7% dei visitatori e il 19,7% delle notti. Per gli arrivi, -11,6% per gli italiani e -35% per gli stranieri; per le notti, -14,1% per i nostri connazionali e -38,1% per gli esteri. L’andamento è simile a Cervia, dove i turisti sono stati in totale 683.114 (-19,3%), di cui 59.583 Stranieri (-36,7%) e 578.531 italiani (-17%), per 2.954.839 notti complessive (-14,8%), di cui -27,6% per gli stranieri e -12,6% gli italiani. Il turismo a Cervia nel 2021 migliora rispetto al 2020, ma sono ancora lontani i numeri del 2019, stagione della pre- pandemia.

Credito

Secondo i dati provvisori di BankItalia, a dicembre 2021 il valore complessivo dei prestiti concessi, nel confronto con il dato dell’anno precedente, continua a mostrare una crescita tendenziale (+2,2% rispetto al 2020). Il trend è positivo per quasi tutti i comparti economici del settore privato non fin., differenziandosi solo per entità. Un 2021 quindi con aumento dei prestiti a persone ed aziende, con l’unica eccezione riferita alle piccole imprese che sembrano invertire il trend (-2%). Il comparto delle imprese rappresenta la quota più consistente ed il relativo incremento, che sembrava in fase di rallentamento, a fine anno evidenzia una lieve accelerazione (+0,9); al suo interno, l’aumento più elevato si riscontra per le medio-grandi (+1,6%), per le quali si rileva un rafforzamento della dinamica in crescita. La dinamica complessiva continua a risentire degli effetti della domanda di fondi da parte in particolare delle famiglie consumatrici, che accusano un ulteriore consistente incremento e che per crescita superano quella del complesso delle imprese e con velocità in aumento.

Il credito alle imprese di minor dimensione inverte la tendenza (all’interno del sistema imprese); per le famiglie produttrici (+0,8%), ancora in crescita ma in decelerazione, mentre per quelle consumatrici si è intensificata (+5,5%). In contrazione i prestiti delle società finanziarie e assicurative e ritorna il trend negativo delle Amministrazioni pubbliche (-6,2%). Il confronto con la regione, mostra per Ravenna un andamento ancora in crescita per i prestiti alle imprese (+0,9% mentre per la regione c’è un lieve calo del -0,3%); per le famiglie consumatrici in entrambi i territori i prestiti crescono e con velocità superiore a Ravenna (anche se la distanza non è ampia) (+5,5% a Ravenna e +4,6% in regione), come per il complesso dei prestiti (a Ravenna +2,2% ed il dato medio regionale +1,8%). A dicembre 2021 per le imprese della provincia di Ravenna, tra le attività economiche, l’unico indicatore con segno positivo continua ad essere quello riferito ai prestiti concessi al settore manifatturiero, con una variazione media che segna una accelerazione rispetto alla precedente (+5,5%), ma che non raggiunge il massimo storico degli ultimi tempi. Continua il segno meno delle costruzioni grazie ancora all’effetto dei bonus (-12,1%), a cui si accompagna la lieve flessione nei servizi (-0,2%). Per il complesso delle imprese si rileva ancora un incremento (+0,9%), tutto da imputare alle attività manifatturiere. Mediamente in regione, si evidenzia un piccolo decremento relativo ai prestiti per le imprese (-0,3%); a livello provinciale ancora invece in crescita.

Per il manifatturiero in entrambi i territori c’è crescita, ma superiore a Ravenna (+5,5% contro il +1,7% della regione); per il terziario e per le costruzioni calo, ma a Ravenna per il settore edile, il calo evidenziato per i prestiti concessi supera e distanzia ampiamente quello riscontrato per il settore mediamente in regione (in Emilia- Romagna -2,3% ed in provincia di Ravenna -12,1%). In provincia, emerge un livello elevato dei flussi di credito dei servizi (quota del 48,3%), a cui segue la manifattura (con quota 28,4%); residuale la quota delle costruzioni (6,3%). Al 31 dicembre 2021, il tasso di deterioramento del credito complessivo si alza ancora ed arriva a 2,1%, superando il dato medio dell’Emilia-Romagna che non scavalca l’1%. A Ravenna per le Imprese sale al +2,7%, in aumento rispetto al trend dei tre trimestri precedenti. Molto in peggioramento viene rilevato nel settore delle costruzioni, ma anche nei servizi. Lievissimo peggioramento nell’indicatore per le attività manifatturiere. In lieve miglioramento per le famiglie consumatrici, mentre per le piccole imprese si accusa un aumento nel tasso di deterioramento del credito. I dati sono ancora provvisori, per cui per Soc. fin. ed ass., si aspetta il dato definitivo.

Per quanto concerne la nuova serie impostata da Bankitalia sul risparmio finanziario, in linea con il trend nazionale e regionale, l’anno 2021 è proseguito con un aumento dei depositi bancari, cresciuti a fine dicembre 2021 del +10,1% rispetto al medesimo periodo del 2020, contro l’11,5% segnato a fine dicembre 2020 ed il 7,7% a fine dicembre 2019. La crescita tendenziale dei complesso dei depositi rimane su livelli elevati, con una velocità di incremento maggiore per le imprese. La dinamica dei depositi delle imprese presso le banche resta quindi molto sostenuta sebbene più moderata di quanto visto nel 2020 e nella prima parte del 2021, denotando il persistere di elevata propensione alla liquidità. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici si è riflessa nella crescita dei depositi (+8,1%; di cui in conto- corrente +11,1%) e la liquidità parcheggiata sui conti bancari solo delle imprese non finanziarie continua ad aumentare con circa un +13,4% stimato.

I dati di Bankitalia sembrano confermare l’ipotesi che la liquidità immessa sul mercato italiano era ancora ferma, probabilmente a scopo cautelativo in attesa delle evoluzioni dei futuri scenari economici. Tuttavia, a fine dicembre 2021, già incombevano le note problematiche in corso: aumento costi e carenza materie prime, infiammata della bolletta energetica, minaccia inflazionistica per imprese e famiglie e conflitti geo-politici. Gli scenari sono rapidamente cambiati in peggio di fronte a tutte le questioni in sospeso; la ripresa avviata nel corso del 2021 è a serio rischio e le aspettative sono tutte orientate verso previsioni più pessimistiche ed è molto probabile che anche la situazione di liquidità di imprese e famiglie subisca un deterioramento. Al 31 dicembre scorso, in Emilia-Romagna il totale dei depositi risulta cresciuto del +6,3% rispetto a fine dicembre 2020; prima della pandemia +6,6 a fine dicembre 2019 (per il totale di famiglie consumatrici ed imprese). Bene anche i titoli a custodia, cresciuti del +5,2% rispetto ad un anno fa (+5,6% in regione).

Fallimenti

Al 31 dicembre 2021, continua la risalita del fenomeno dei fallimenti, già iniziata nel trimestre di apertura dell’anno; il numero di fallimenti registrati da gennaio a dicembre sale a 66 (raddoppiano rispetto al 2020, quando furono 33 ma sappiamo che il 2020 è stato un anno particolare per la sospensione di procedimenti amministrativi; da gennaio a dicembre del 2019 furono 57, dunque +15,8% l’aumento del 2021 rispetto al 2019 ), di cui 21 nel primo trimestre, 15 nel secondo, 8 nel terzo e 22 nel quarto. Fenomeno in aumento anche secondo quanto rilevato in Emilia-Romagna (+15,1%) ed in Italia (+18,7%) rispetto al 2020, ma con una velocità relativa molto inferiore.

Tuttavia, l’effetto dei provvedimenti emanati nell’emergenza dal Governo, a cui hanno fatto seguito il temporaneo ed eccezionale allentamento delle leggi in materia fallimentare, la sospensione ed il congelamento dei provvedimenti esecutivi ed il fermo delle attività amministrative e giudiziali dei Tribunali, può aver cristallizzato il fenomeno nell’anno 2020 (con numeri apparentemente bassi data la crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria), rimandando solo nel tempo la gestione di molte situazioni complesse. Nel 2021, in provincia di Ravenna la consistenza dei fallimenti risulta superiore al valore rilevato per l’analogo periodo del 2019, con un incremento relativo pari a +15,8%, in contro-tendenza rispetto al fenomeno rilevato in regione (-15,6%) e mediamente in Italia (-19,4%), in calo in entrambi i più ampi territori di riferimento. Più dell’80% sono società di capitale. I trend tra i settori interessati, rispetto al 2020, sono tutti in aumento. Meno veloce l’incremento per l’edilizia. Rispetto al 2019, in contro-tendenza solo l’edilizia.

Addetti nelle Unità Locali

A fine 2021, gli addetti alle unità locali (registrate) aumentano del +2,9% rispetto al quarto trimestre del 2020; il saldo è positivo con 4.203 addetti in più. Rispetto al 2020 aumentano i dipendenti (+3,9) ma in calo gli indipendenti (-0,8%). Continua la diminuzione rispetto all’analogo trimestre pre-Covid con un -2,2% e saldo pari a -3.361. Rispetto al 2019: calo per addetti indipendenti più evidente e pari a -2,7%; per i dipendenti la variazione percentuale è pari a -2,1%. In contro tendenza rispetto alla flessione generalizzata nei confronti del quarto trimestre 2019, i seguenti settori: Attività manifatturiere, Estrazione minerali, Servizi fornitura energia e gas, Costruzioni, Commercio, Servizi di informazione e comunicazione, Att.Immobiliari, Att. Professionali, scientifiche e tecniche, Sanità e ass.sociale ed Altre att. di servizi (Dati Registro Imprese).

Sistema Informativo Excelsior

Nel 2021 le imprese ravennati con lavoratori dipendenti operanti nell’industria e nei servizi che hanno pianificato assunzioni hanno raggiunto la quota del 68%, riconquistando la soglia del 2019. Il relativo flusso previsto di assunzioni ha oltrepassato, seppure di poco, la soglia delle 39.000 unità, superando i livelli pre-pandemia (+5,7% rispetto al 2019). Le assunzioni programmate crescono in tutti i macro-settori ma aumenta il mis-match tra domanda e offerta di lavoro: la difficoltà di reperimento dei profili ricercati cresce dal 26% del 2019 arrivando al 35% del 2021 e sono sempre di più difficile reperimento le ricerche di personale specializzato. La ripresa dell’economia porta con sé una ripresa anche per l’occupazione, ma permane il gap tra domanda e offerta di lavoro.

Se la difficoltà di reperimento media in provincia di Ravenna arriva al 35% anche per i giovani con meno di 30 anni, gli “introvabili”, secondo le aspettative delle aziende intervistate, sono gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche (percentuale di difficoltà di reperimento pari al 68%), cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici (58%), addetti alla gestione dei magazzini, della logistica e degli acquisti (57%), medici e altri specialisti della salute (56%) e farmacisti, biologi e altri specialisti delle scienze della vita (50%), profili che superano la soglia del 50% per quanto riguarda la complessità di reclutamento degli under 30. Trasformazione digitale e costruzioni hanno trainato la ripresa della previsione occupazionale ma continuano a prevalere le forme contrattuali a tempo determinato.

Inoltre, secondo i dati di Excelsior, driver principali delle trasformazioni in atto sono le competenze digitali (il 72% delle imprese ha investito in trasformazione digitale nel 2021) e la transizione verso un’economia più sostenibile (il 46% ha investito in competenze green), i due grandi temi entro cui si muovono gli investimenti previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo le ultime previsioni disponibili, a marzo 2022 le imprese ravennati avrebbero programmato 3.150 assunzioni (che nel trimestre marzo-maggio arriverebbero a 11.200), evidenziando un +27,5% congiunturale rispetto a febbraio 2022: tiene quindi la domanda di lavoro, sebbene in un quadro di crescente incertezza per le conseguenze della guerra in Ucraina e la preoccupante crescita dei costi energetici e delle materie prime, fattori che stanno mettendo a forte rischio la ripresa economica e le prospettive future.

Cassa Integrazione

Dal 1 luglio, l’accesso alla cassa integrazione è tornato ad essere quello classico e chi ha utilizzato l’ammortizzatore sociale, ha avuto il divieto di licenziamento fino al 31 dicembre 2021. In alternativa ai trattamenti ordinari di cassa integrazione, dal 1° luglio c’è stata anche la possibilità di usufruire della nuova CIGS in deroga prevista dal Sostegni bis, per le imprese più esposte. Nel 2021 sono state circa 8,1 milioni le ore richieste a Ravenna, in netto calo rispetto allo stesso periodo del 2020 (-59,8%) e lontanissimo dal dato del 2019 (quando furono autorizzate 1,7 milioni di ore); in diminuzione anche in regione (-54,5%) e nell’intero Paese (-39,5%), ma per quest’ultimo con una intensità negativa inferiore. Il calo è determinato in particolare dal trend della ordinaria e di quello in deroga, ma è in flessione anche quella straordinaria, con l’unica eccezione per l’Italia che è in contro-tendenza.

A Ravenna da gennaio a dicembre del 2020 furono richieste più di 20 milioni di ore di cassa integrazione e mai così elevate dall’anno più nero che fu nel 2014 quando ne vennero autorizzate quasi 5,5 milioni. Nel solo quarto trimestre (ottobre-dicembre 2021) a Ravenna il calo complessivo è arrivato a -78,4% (-79,6% in regione e -69,5% in Italia), ma come già detto era finito il periodo previsto dalla prima normativa per la cassa integrazione per Covid-19. Infatti, il 30 giugno 2021 è stato il termine oltre il quale le aziende non potevano più accedere alla cassa integrazione ordinaria con causale Covid-19. Stop, quindi, al regime “speciale” fissato nel 2020 dal DL Cura Italia in piena pandemia, con alleggerimenti sul fronte della consultazione sindacale, dei costi e dei limiti di utilizzo della cassa. Inoltre, dal 1° gennaio 2022 sono scaduti tutti gli ammortizzatori straordinari Covid ed è entrata in vigore la riforma degli ammortizzatori: non ci sarà più la Cassa in Deroga Covid e si dovranno utilizzare gli ammortizzatori ordinari. È in grado il sistema di assorbire queste trasformazioni così importanti, visto il peggioramento degli scenari economici?

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