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Il ministro Giorgetti dice che il superbonus ha drogato l’edilizia – Il Post – NEWS110

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha confermato l’intenzione del governo di cambiare le regole dei bonus edilizi e in particolare del superbonus, l’agevolazione fiscale per gli interventi di ristrutturazione che migliorano l’efficienza energetica di case e condomini. Oltre a costare moltissimo allo Stato, il superbonus è considerato poco equo perché favorisce le fasce benestanti della popolazione, sembra portare benefici limitati in termini di emissioni risparmiate e ha favorito la nascita di molte piccole aziende edili spesso improvvisate, con rischi non trascurabili per la sicurezza sul lavoro.

– Leggi anche: I tanti problemi del superbonus

Un altro problema sono le frodi. Nel 2021 sono stati segnalati e bloccati quattro miliardi di euro di crediti legati ai bonus edilizi, tra cui il superbonus. Delle frodi aveva parlato anche il presidente del Consiglio Mario Draghi. Durante la conferenza stampa di fine anno, aveva spiegato che le frodi e l’aumento dei prezzi, attribuibile in parte al superbonus, erano due motivi validi per non confermare gli incentivi anche per i prossimi anni. Nonostante il parere contrario del governo, il Parlamento aveva poi deciso di mantenere il superbonus senza significative correzioni, arrivate solo a fine gennaio con il nuovo e discusso decreto.

Il ministro Giorgetti, intervistato dal Corriere della Sera, ha ribadito alcune delle critiche erano state fatte da Draghi:

«Il governo aveva cercato di limitarlo, poi il Parlamento ha deciso di allargare le maglie, anche troppo. Ora costerà moltissimo. Stiamo mettendo un sacco di soldi sull’edilizia che, per carità, può aver avuto senso sostenere nella fase più dura della pandemia e di certo contribuisce chiaramente alla crescita. Ma ora droghiamo un settore in cui l’offerta di imprese e manodopera è limitata. Stiamo facendo salire i prezzi e contribuiamo all’inflazione».

Il governo è intervenuto per cercare di limitare le frodi con il blocco della cessione a più intermediari dei crediti d’imposta, cioè le detrazioni sulle tasse, trasferiti in precedenza tra privati, imprese e banche di fatto come strumento di pagamento. Gli effetti di questa misura, tuttavia, potrebbero non essere stati valutati con sufficiente attenzione dal governo, dato che la limitazione nelle cessioni dei crediti fiscali ha convinto enti e banche a sospenderne l’acquisizione, costringendo le imprese a rivedere i bilanci e a ridiscutere le condizioni con i clienti in corso d’opera.

Ora sono attese ulteriori correzioni: secondo Il Sole 24 Ore, il governo potrebbe ripristinare la cessione multipla, ma solo tra istituti vigilati dalla Banca d’Italia, obbligati alle segnalazioni antiriciclaggio, e all’interno di entità appartenenti ad uno stesso gruppo. Il nuovo provvedimento potrebbe essere discusso e approvato in Consiglio dei ministri la prossima settimana con un nuovo decreto.

– Leggi anche: Il guaio del governo con i crediti del superbonus

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