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Dall’inflazione alla povertà: le 12 sfide (una al mese) per l’Italia del 2022 – Avvenire

2022 anno importante per l'Italia e la sua economia

2022 anno importante per l’Italia e la sua economia – Archivio Ansa

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Inflazione, tassi d’interesse, debito, tenuta della crescita del Pil di fronte alla nuova ondata di Covid, corsa contro il tempo per l’attuazione del Recovery Plan, contrasto alle diseguaglianze e alla povertà, mercato del lavoro e immigrazione. I temi economici sembrano in questi giorni spinti in secondo piano dallo snodo del Quirinale, ma l’analisi delle sfide che attendono l’Italia nell’anno appena cominciato è da far tremare le vene ai polsi. «Quest’anno è costellato di rischi e ogni mese nasconde un’incognita», avverte Fedele De Novellis, attento economista e partner di Ref Ricerche. Ecco il catalogo dei pericoli dei prossimi dodici mesi. Un memorandum per cercare di scorgerli ed evitarli.

Gennaio

L’inflazione in Italia guarda il 5%

Dopo i tappi di Capodanno il botto vero lo farà l’inflazione. Il dato dei prezzi al consumo a dicembre (al 5% nell’Eurozona e al 5,3 in Germania) continua a sollevare preoccupazioni anche se – è bene ricordarlo – è sempre l’energia a tirare la volata: basti pensare che il 3,9% dell’Italia a dicembre risente di un 29,1% di crescita dei beni energetici dove pesano la ripresa della domanda globale e la crisi geopolitica con la Russia di Putin. Con gennaio il fenomeno è destinato ad esplodere anche in Italia: 5%, se non oltre, la stima d’inflazione, trainata da rincari delle bollette dell’energia che arriveranno al 50%. Chi crede che ormai il processo inflazionistico sia irreversibile, e simile a quello degli Anni Settanta, guarda al mercato del lavoro Usa, dove la disoccupazione è scesa al 3,9% (il livello prepandemico era al 3,5). C’è chi ritiene che invece le tensioni rientreranno man mano che il funzionamento delle catene globali del valore si normalizzerà e, soprattutto, se rientreranno le tensioni sul mercato del gas.

Febbraio

Geopolitica e gas russo

L’eccezionale rincaro delle bollette dell’energia elettrica e del gas nei Paesi europei riflette il razionamento delle forniture di gas da parte della Russia si farà sentire di più nei primi due mesi dell’anno, i più freddi. L’Europa, che già dipendeva molto da questo ‘speciale’ fornitore esterno, ne ha accresciuto il potere contrattuale con l’avvio del processo decarbonizzazione e a seguito dei grandi ritardi con cui stiamo ampliando la produzione di energia da rinnovabili. La Russia sta utilizzando questo potere contrattuale come strumento di pressione verso i Paesi occidentali nella dura partita ingaggiata in Ucraina. In particolare la pressione russa punta ad accelerare l’iter autorizzativo del gasdotto Nord Stream 2, attualmente sospeso da parte delle autorità tedesche che affrancherebbe le forniture russe all’Europa dal transito attraverso l’Ucraina, rendendola così vulnerabile a interruzioni di forniture da parte della Russia. Una soluzione per via diplomatica della crisi in Ucraina è, insomma, condizione per superare anche la crisi energetica che ha colpito l’Europa a fine 2021. Altrimenti anche l’Italia dovrà trovare altre risorse per sterilizzare gli aumenti in bolletta ed evitare il tracollo dei bilanci delle famiglie.

Marzo

Il dilemma di Fed e Bce

Negli ultimi mesi Fed e Bce hanno tenuto duro definendo l’incremento dei prezzi ‘temporaneo’, (negli Usa a dicembre l’inflazione ha segnato 7%) ma la pressione dei dati macroeconomici, del mercato del lavoro, i segnali dai listini dei titoli di Stato e il ‘tifo’ del mondo del business hanno fiaccato la resistenza di Powell e Lagarde. Secondo le minute della Fed, rese note nei giorni scorsi, a marzo la banca centrale Usa potrebbe mettere in atto uno dei tre rialzi previsti per quest’anno e forse a fine 2022 potrebbe muoversi anche la Bce che a marzo farà rientrare il Pepp, il programma di acquisti dei titoli di Stato in funzione anti-pandemia. Naturalmente la strategia non è priva di pericoli. La domanda è: se si comincia a stringere sulla politica monetaria, non si rischia di strangolare la ripresa?

Aprile

Con il Def conti pubblici in prima linea

Nonostante i due anni terribili che ci portiamo alle spalle, il biennio Covid 20-21, quando abbiamo totalizzato a colpi di scostamenti di bilancio circa 185 miliardi di nuovo deficit, il 2022 si apre con una prospettiva positiva ma non senza incognite: attenzione alla primavera, dunque. È positiva la riduzione del deficit dal 9,4% del 2021 al 5,6 previsto dal governo per quest’anno (e al 3,9 ipotizzato per il 2023). Tuttavia, la quarta ondata Omicron, la possibile risalita dei tassi e la pressione dei partiti sulla spesa pubblica (come si è visto nell’ultima legge di Bilancio), allungano ombre sulle nostre finanze. I settori in crisi, se la pandemia portasse a un nuovo pesante rallentamento dell’economia, potrebbero avere bisogno di nuove risorse da reperire con un ulteriore scostamento di bilancio – per ora sotto la valutazione dell’esecutivo – di una ventina di miliardi (poco più di un punto di Pil). I tassi d’interesse, in caso di una tendenza al rialzo, potrebbero La questione demografica sta diventando una delle variabili economiche di maggior peso, ancor di più per l’Italia. Anche per l’impatto sul mercato del lavoro. A fianco, due grafici sul punto: l’andamento della componente demografica dell’offerta di lavoro negli ultimi 4 anni e quello relativo agli stranieri (per i quali si evidenzia anche la dinamica dei consumi). Infine, il Pil previsto nelle Nadef e quello reale pesare sui conti pubblici italiani e sul suo debito come ha messo in luce un gruppo di sette economisti (Bastasin, Bini Smaghi, Meliciani, Messori, Micossi, Padoan, Toniolo) in un recente studio della Luiss-School of Europea Political Economy intitolato appunto ‘Legge di Bilancio: troppa spesa corrente se l’inflazione spinge i tassi d’interesse’. La spesa corrente, la cui crescita è stata segnalata anche dalla Commissione europea, rischia di perdersi in rivoli con micro-misure, ma anche con certe pretese dei partiti come ‘quota 102’ per le pensioni e il ‘superbonus’ edilizio (sempre più viziato da mancanza di equità).

Maggio

La riforma del Patto di stabilità

Con la presidenza francese dell’Unione, le elezioni per l’Eliseo ad aprile e l’intenzione di Macron di convocare un vertice sull’economia a marzo, è assai probabile che da maggio in poi la riforma del Patto di stabilità e crescita sarà al centro dell’attenzione. La Commissione europea ha già aperto dallo scorso anno le pubbliche consultazioni: uno studio dei due consiglieri economici di Draghi (Giavazzi) e Macron ( Weymuller) che ha seguito l’articolo dei due premier sul Financial Times suggerisce che l’Europa stavolta vuol fare sul serio. La proposta è quella di trasformare il Mes (il vecchio Fondo salva Stati) in una Agenzia europea, una sorta di ‘magazzino’ a basso costo nel quale la Bce riverserebbe i titoli di Stato dei vari Paesi acquistati durate la pandemia (per l’Italia il debito Covid è quasi il 20%) e avrebbe in cambio solidi eurotitoli a basso costo in termini di interessi. Inutile sottolineare i vantaggi per l’Italia e la chiusura del cerchio del meccanismo degli eurobond, una volta un’utopia, che già funziona come motore del Next Generation Eu. Naturalmente bisognerà vedere se la Germania e il suo nuovo ministro delle Finanze, il liberale Christian Lindner, considerato un ‘falco’, saranno d’accordo.

Giugno

Il Pnrr e l’assegno di Bruxelles

Dopo l’anticipo di 25 miliardi nell’agosto dello scorso anno, il 2022 prevede il versamento di due rate, per un totale da 40 miliardi, per il Recovery Plan. Si aggiungeranno alla prima da 24,1 miliardi, relativa ai 51 obiettivi raggiunti lo scorso anno, che è attesa per marzo. Così, nel 2022, riparte la corsa contro il tempo il flusso di denaro che arri-verà da Bruxelles è naturalmente legato al rispetto da parte dell’Italia e del suo Parlamento di 100 condizioni, 83 qualitative e 17 quantita-tive, i cosiddetti milestones e target e a giugno ci sarà la prima verifica. Secondo l’Osservatorio dell’Università Cattolica di Milano guidato da Carlo Cottarelli, che tiene una aggiornata contabilità, le principali riforme che dovranno essere varate entro giugno dall’Italia saranno il varo del nuovo Codice dei contratti pubblici e degli appalti, le disposizioni per combattere l’evasione fiscale e la pianificazione della spending review. Entro fine anno invece dovranno essere assegnati i lavori per l’alta-velocità sulle tratte Napoli-Bari e Palermo-Catania e dovrà arrivare l’approvazione della legge sulla concorrenza, che ancora giace in Senato, e che riguarderà le concessioni per rifiuti, trasporti locali e distribuzione del gas. Per 23 delle 100 “condizioni” del 2022, nota l’Osservatorio, sarà cruciale il ruolo del Parlamento e dunque un eventuale rimpasto di governo o, peggio, una crisi post-elezioni quirinalizie farebbe scorrere tempo prezioso.

Luglio

Test Covid per turismo e servizi

Ci sarà la possibilità di una riapertura completa oppure subiremo un’altra estate “a metà”? Sicuramente si comincerà a sognare spiagge e ombrelloni a denti stretti durante il prossimo luglio. Tanto nel 2020, quanto nel 2021, le vacanze estive hanno dovuto affrontare la convivenza con il virus. Alla fine la stagione balneare non è andata così male perché la calma estiva dell’epidemia ha permesso la circolazione dei turisti italiani. Tuttavia, siamo lontani dai massimi, soprattutto dal punto di vista degli arrivi di stranieri: l’Istat ci dice che nel terzo trimestre del 2021 i turisti hanno speso 8 miliardi di euro in Italia, poteva andare peggio, ma nel 2019 i consumi erano stati pari a 11 miliardi.

Agosto

Delega fiscale prima dell’estate?

Ferragosto può essere considerato un test temporale per la delega fiscale. La delega, che è una sorta di “fuori sacco” rispetto al Pnrr, non è obbligatoria, ma certamente contribuisce all’immagine dell’Italia e, probabilmente, è attuabile soltanto con un governo di larga coalizione. I 10 articoli oltre a contenere progetti di riforma dell’Irpef, in parte già anticipati con la legge di Bilancio, prospettano interventi sulla fiscalità ambientale e di revisione del catasto che dovranno temperare l’ombra di diseguaglianza che si è allunga sulla distribuzione dei 7 miliardi messa in atto nella “Finanziaria” e sugli stessi documenti elaborati sinora in Parlamento. È dunque necessario fare presto: il dibattito parlamentare sulla delega è appena cominciato e una volta approvato il provvedimento il governo avrà 18 mesi di tempo per varare i decreti delegati. Dunque, se non si vorrà far cadere la delega per la fine della legislatura, prima dell’estate qualche risultato concreto dovrà essere già pronto.​

Settembre

I conti con le diseguaglianze

Se le cose andranno per il meglio a settembre si farà il punto sull’andamento dell’economia italiana con la redazione della Nadef, la Nota di aggiornamento del Def. E se finalmente si potrebbe intravedere l’uscita dal Covid, bisognerà di sicuro fare i conti con le “macerie” lasciate dalla pandemia. La prima è quella dell’aumento delle diseguaglianze tra gli italiani non in termini di reddito, ma in termini di ricchezza. Secondo un recentissimo studio del Cnel, realizzato da Marina Barbini e Fedele De Novellis, l’ampliamento c’è stato. Il fenomeno è semplice da spiegare: la riduzione dei consumi, che ha favorito la maggiore accumulazione di risparmio delle famiglie, si è verificata soprattutto nei nuclei ad alto reddito che sono stati costretti a rinunciare a spese di “lusso” come viaggi, alberghi, spettacoli, ristorazione e alcuni tipi di acquisti. Analogo ragionamento per le conseguenze dei lockdown: dirigenti e impiegati hanno potuto continuare a lavorare da remoto mentre per i lavoratori a bassa qualifica e stagionali lo stop si è fatto sentire. Gli interventi nella legge di Bilancio saranno un test anche per il riequilibrio di questi fenomeni.

Ottobre

Richiamo e ripresa

E a ottobre sapremo quali saranno le modalità di convivenza con il Covid-19 nel prossimo inverno. Basterà una nuova dose vaccinale di richiamo? Come saranno le nuove, inevitabili varianti? Quali misure di precazione richiederanno? Dovremo probabilmente abituarci a un grande “check up” collettivo prima della stagione invernale, in modo da calibrare le modalità più opportune di organizzazione della nostra società.

Novembre

La scommessa demografica

A fine anno si dovranno fare i conti anche con la questione demografica: nel 2022 debutta il nuovo assegno unico universale per i figli a carico e si attendono passi in avanti del Family Act. Sarà dunque l’occasione di un tagliando. Si è discusso molto, inoltre, dei fattori che hanno condizionato l’offerta di lavoro durante la pandemia, portando al paradosso di una carenza di manodopera in un periodo di crisi dell’economia. Conta molto in proposito l’andamento dell’offerta di lavoro: rilevanti sono le decisioni di partecipazione al mercato del lavoro, ma è anche in corso una crisi demografica, rappresentata ormai plasticamente anche dalla caduta della popolazione in età lavorativa. Un fenomeno che annuncia la necessità di flussi compensativi di lavoratori immigrati: tali flussi sono fortemente diminuiti negli anni scorsi. Si tratta di comportamenti legati anche alle restrizioni alla mobilità, ad esempio a seguito di lockdown temporanei, alla richiesta di certificati come il green pass, o a situazioni di chiusura delle frontiere da parte di alcuni Paesi che possono scoraggiare l’uscita del potenziale lavoratore emigrante dalla nazione di origine anche solo per un periodo breve, per il timore di non potervi rientrare. Naturalmente, data la specializzazione settoriale dei lavoratori stranieri, questo può determinare problemi nei comparti dove questi sono più presenti, fra i quali quelli a elevata stagionalità (agricoltura, filiera turistica). È un tema di rilievo anche per le costruzioni, che avranno bisogno di aumentare la mano d’opera in vista degli investimenti del Pnrr.

Dicembre

“Colombe” e “falchi” nella Ue

Chiunque siano il presidente del Consiglio e il ministro del Tesoro alla legge di Bilancio 2023 bisognerà fare molta attenzione. In primo luogo bisognerà arrivarci con gli obiettivi di crescita raggiunti: la Nadef stima per il 2022 un Pil del 4,7% e per l’anno successivo del 2,8, considerando in esaurimento l’effetto rimbalzo del dopo-Covid: tuttavia la quarta ondata di Omicron potrebbe peggiorare il quadro innescando «rischi alla crescita», come li ha definiti Draghi nella conferenza stampa del 10 gennaio, su stime del Pil del nostro Paese che già sono scese al 4-4,5%. Dunque, i bulloni dovranno essere tutti ben serrati: a partire dal Recovery Plan che secondo Goldman Sachs, in caso di una leadership debole in Italia, potrebbe diminuire di 0,1 punti il suo effetto sul Pil. Anche perché gli spazi di manovra si ridurranno: a fine anno, esaurita la moratoria del Patto di stabilità, dovremo fare i conti con il ritorno degli stringenti vincoli europei e forse con i tassi d’interesse. Consapevoli della sfida per il 2024 già programmiamo un restringimento del sentiero con un 3,3% di deficit Pil e una discesa al 146,1 del debito. Ultimi ostacoli di un anno cruciale e che non dovremmo permetterci di vivere pericolosamente.

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