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Cos’è e cosa prevede il Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Ohga!

Il Pnrr, ovvero il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, rappresenta per l’Italia un’occasione di fare grandi passi avanti in settori come la transizione ecologica, la digitalizzazione, la mobilità sostenibile. In questo articolo puoi scoprire come funziona il piano di riforme e progetti finanziato dall’Unione Europea.

Oggi ti parlerò di uno dei temi più presenti nel dibattito pubblico, almeno dallo scoppio della pandemia in poi. Mi riferisco al Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ne avrai sentito sicuramente parlare: in parole semplici, si tratta di un insieme di progetti – presentati dall’Italia e approvati dall’Unione Europea –  con l’obiettivo di garantire la ripresa economica e la transizione ecologica del nostro Paese.

L’Unione Europea, tramite il ‘Next Generation Eu‘ è l’istituzione responsabile dello stanziamento delle risorse per realizzare tutti questi progetti. Progetti che devono essere completati entro specifiche date, inserite all’interno del Pnrr, pena lo stop al loro finanziamento. Devi sapere che l’Italia ha ricevuto 191 miliardi, di cui 70 a fondo perduto e 121 in forma di prestito. Per ottenere i fondi, serve raggiungere obbligatoriamente gli obiettivi prefissati dal piano: nel 2021 l’Italia doveva centrarne 51, cosa poi effettivamente avvenuta.

Devo poi aggiungere al quadro che per finanziare ulteriori interventi il Governo ha approvato anche il cosiddetto ‘Fondo complementare‘, che vale altri 30,6 miliardi di euro, portando la somma complessiva per gli interventi post-pandemia a 222,1 miliardi di euro. Ma ora occupiamoci nello specifico del Pnrr.

Cos’è

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, come a questo punto puoi facilmente intuire, è il documento presentato dall’Italia per ottenere la sua quota di fondi dalla Ue. Il 40% di questi finanziamenti, devi sapere, dovrà essere impiegato in progetti relativi al Mezzogiorno, al fine di riequilibrare le diseguaglianze territoriali attualmente presenti nel nostro Paese. Ad ogni modo, per capire la logica del Pnrr si può iniziare dalle “due R” di cui si compone la sua sigla.

La “ripresa” è quella economica e sociale, necessaria per contrastare gli effetti della pandemia sulla società e sul suo tessuto produttivo. L’ipotesi di sfruttare la transizione ecologica e quella digitale è legata alla volontà di creare nuovi posti di lavoro e favorire una migliore qualità della vita nelle città e nei territori di tutto il Paese.

La “resilienza” si riferisce invece alla visione generale sul piano, fortemente orientato alla risposta alle sfide poste dalla pandemia e dalla transizione ecologica ed energetica. Non a caso gran parte dei finanziamenti previsti è legato a quest’ultimo aspetto, con il Ministero della Transizione Ecologica che amministra la maggior parte dei fondi e deve mettere in campo la maggior parte dei progetti.

Cosa prevede

Il Pnrr è composto da sei ‘Missioni‘, legate a differenti ambiti di azione. Si tratta in sostanza di sei aree tematiche su cui intervenire. Le sei ‘Missioni’ sono:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo (per cui lo stanziamento è di 40,3 miliardi)
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica (59,5 miliardi)
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,4 miliardi)
  • Istruzione e ricerca (30,9 miliardi)
  • Inclusione e coesione (19,9 miliardi)
  • Salute (15,6 miliardi)

Ogni ‘Missione’ a sua volta si articola in sedici ‘Componenti’, ovvero aree di intervento che affrontano sfide specifiche. Queste ‘Componenti’ sono ulteriormente suddivise in ‘Investimenti’ e ‘Riforme’. Sul portale messo online in occasione del lancio del Pnrr puoi trovare tutti i progetti, con relativo finanziamento e data di realizzazione.

Non solo. Oltre ai progetti, il Pnrr prevede anche la realizzazione di alcune riforme, funzionali a permettere che tutte le misure adottate siano poi pienamente messe in pratica. Le riforme sono state necessarie per ottenere l’ok dei commissari europei al piano.

Si tratta di riforme orizzontali o di contesto, vale a dire misure d’interesse generale; di riforme abilitanti, funzionali a garantire l’attuazione del piano; di riforme settoriali, legate a singole missioni o in ogni caso ad ambiti specifici. E infine, di riforme concorrenti, non direttamente collegate all’attuazione del piano ma considerate imprescindibili, per esempio la riforma del fisco o della giustizia.

Quali sono i progetti del Pnrr

All’interno del Pnrr è la tutela ambientale quella che assorbe il maggior numero di risorse. La ‘Missione 2‘, chiamata ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica‘, ha fondi per ben 59,5 miliardi di euro.

Quattro le componenti principali: agricoltura sostenibile ed economica circolare; energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; tutela del territorio e della risorsa idrica. Puoi trovare qui i differenti progetti gestiti dal Ministero della Transizione Ecologica. Tra questi è compreso ad esempio il finanziamento del cosiddetto Superbonus 110%, che fa parte dei piani di efficientamento energetico del Paese.

Ma i progetti sono portati avanti da tanti altri ministeri, da quello della Salute a quello della Mobilità, e ovviamente a quello dello Sviluppo Economico. Si va dalla riqualificazione e valorizzazione dei borghi alla bonifica dei siti orfani, dall’investimento nelle reti ferroviarie ad alta velocità agli investimenti sulla sanità territoriale, dal contrasto al dissesto idrogeologico alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

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