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Bolkestein, a Genova la Procura toglie lo stabilimento balneare al privato e lo affida al Comune – La Repubblica

La prima pagina è stata scritta. O forse, solo il primo capoverso. Ma per i Bagni Liggia, da quattro anni sotto inchiesta, e per tutti gli altri stabilimenti balneari di Genova il solco sembra tracciato: gli arenili demaniali vanno messi nella disponibilità del Comune, che secondo la direttiva Bolkestein dovrà pubblicare il bando e affidarli con una gara pubblica. È quanto deciso dalla Procura di Genova dopo che ha ricevuto dal Tribunale del Riesame la conferma del sequestro. Sicché, ieri il pm Walter Cotugno ha incaricato la Capitaneria di Porto di togliere i sigilli allo stabilimento balneare di Sturla, in modo che possa essere restituito all’ente concessionario: appunto il Comune di Genova.

Questo passaggio giudiziario non è un dettaglio. Apre un precedente, è destinato a fare giurisprudenza in tutta Italia, dove secondo il gip di Genova Milena Catalano vi sono 17594 stabilimenti balneari ” fuorilegge”, che non rispettano la Bolkestein e devono essere indagati. Tant’ è che la Procura Generale del capoluogo ligure ha scritto a tutte le altre Procure della Penisola che hanno competenze sulle coste, sui laghi e sui fiumi, affinché entro 6 mesi verifichino se le concessioni demaniali del proprio territorio sono state assegnate con una procedura di evidenza pubblica; o sono state prorogate appoggiandosi alle leggi statali con cui dal circa 10 anni l’Italia dribbla le normative europee.

Ieri mattina i militari della Guardia Costiera, su delega della Procura, si sono presentati ai Bagni Liggia con il decreto di dissequestro firmato dal pm Cotugno, che parallelamente contempla il passaggio dell’arenile dalla disponibilità del titolare (che lo ha gestito finora) Claudio Galli al Comune. La vicenda dei Bagni Liggia è diventata kafkiana. Va ricordato che lo scorso novembre la Procura, che già nel 2019 dispose il sequestro della spiaggia in concessione, aveva chiesto e ottenuto la confisca anche dell’intera struttura (la casa e gli annessi locali) ritenendola appunto abusiva, in quanto la proroga del titolo fino al 2033 è in contrasto col diritto europeo. A inizio dicembre è arrivato il colpo di scena, ovvero il provvedimento di dissequestro firmato dal gip Riccardo Ghio. Che probabilmente ha considerato il provvedimento una sorta di insistenza ad personam. Tuttavia, il pm Cotugno ha subito depositato un appello contro l’ordinanza di dissequestro e il Tribunale del Riesame ha deciso di accoglierlo.

Da oggi, dunque, si apre una fase nuova. Palazzo Tursi dovrebbe bandire la gara. “Vediamo cosa farà – dice il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio che coordina il pool Ambiente – ma è indubbio che per gli altri stabilimenti balneari si dovrà seguire la stessa strada. La soluzione non potrà essere che quella”. Ma Palazzo Tursi bandirà veramente la gara? ” Questa è una bellissima domanda – commenta l’avvocato Michele Ciravegna, storico difensore di Galli -. Teoricamente e nell’ottica del pubblico ministero il Comune dovrebbe seguire l’indicazione della Procura, ma non ci sono i criteri per farlo: dovrà attendere che il Governo emani una norma apposita; o adottare i criteri utilizzati precedentemente o quelli indicati dal Consiglio di Stato”. Per l’avvocato, però, c’è più di un problema: ” Il Governo, dopo la procedura di messa in mora del 2020 da parte dell’Unione Europea, ha detto che la Bolkestein non si applica. È una situazione paradossale”.

” Il paradosso” indicato dall’avvocato Ciravegna comunque crea una situazione tutta nuova. Per la prima volta la Procura dispone il dissequestro con un preciso scopo: l’affidamento all’ente per l’espletamento del bando di gara. Succede ad una settimana di distanza da un altro passaggio giudiziario: la Procura ha aperto un nuovo fascicolo sugli altri gestori della provincia di Genova. E nasce proprio da un esposto presentato ad inizio della scorsa estate da Galli. Nelle 400 pagine denunciava “se io sono colpevole, cioè non in regola con la legge, allora lo sono tutti gli altri”. E la magistratura ha dovuto aprire l’inchiesta. ” Al momento contro ignoti – precisa D’Ovidio – ma è indubbio che dobbiamo indagare tutti gli stabilimenti balneari ” . L’inchiesta, in mano allo stesso D’Ovidio, per le indagini si affida alla Capitaneria di Porto, che in questi giorni censisce tutti i ” bagni” non in regola: da Moneglia a Cogoleto, 300/ 400 stabilimenti balneari. Non basta. La delega alla Guardia Costiera contempla anche tutte le associazioni, i circoli, le sedi nautiche, le abitazioni che insistono su superfici demaniali e che però da decine d’anni ( in taluni casi anche da un secolo) hanno concessioni affidate a trattativa privata e non con bandi di gara.

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