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Allarme: a Torino stanno scomparendo i bar, mentre “vincono” le imprese figlie della pandemia – TorinOggi.it

Mai così tante, ma con moltissime chiavi di lettura che dimostrano – accanto a crescite impetuose – anche elementi di crisi conclamate. L’indagine sulla natimortalità 2021 della Camera di Commercio di Torino mostra una città a più velocità: se il conto “totale” è infatti da record, sotto la Mole ci sono realtà come i bar e i ristoranti che rischiano pian piano di sparire, mentre le grandi novità sono legate inevitabilmente all’effetto pandemia: sia in termini di risposta a nuove domande (takeaway, commercio online, pulizia e così via), sia in termini di sostegni arrivati dalla politica (con l’edilizia rivitalizzata dai bonus).

Mai così tanti dal 2017

Un numero complessivo di 222.557 imprese attive su Torino e provincia, il miglior dato degli ultimi cinque anni, con un tasso di crescita dell’1,64% e pari al 52% del totale regionale delle imprese attive. A queste si aggiungono 51.844 unità locali (sedi d’impresa, magazzini e così via). Ma la fotografia scattata dalla Camera di Commercio di Torino nel 2021 non mostra soltanto sorrisi: ci sono anche soggetti fuori fuoco, altri in sofferenza, vittime degli effetti della pandemia di questi ultimi due anni, ma non solo.Si torna ai livelli del 2017 (222.459), ma con dinamiche di crescita ancora molto lontane da quelle di inizio decennio: 234.499 nel 2012, con il picco del 2010 intorno a quota 238mila.Le nuove inscrizioni sono state 14.148, mentre le cessazioni sono state 10.555: un minimo “storico”, al di sotto delle attese, anche fisiologiche: si tratta di una “stasi” legata a settori che sono state supportate dai sostegni economici e che spingono gli imprenditori a temporeggiare. È possibile che qualche cessazione in più si manifesterà negli anni a venire, se non già nel 2022. Intanto, però, il tasso è superiore addirittura al dato italiano (+1,42%): cosa che non accadeva da oltre un decennio.

I dati ci parlano di una ripresa nel numero delle imprese, ma bisogna capire come è stato determinato questo numero e quali sono stati i settori che si sono mossi di più – dice Dario Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino -. Siamo arrivati a 222mila imprese, tra i più alti negli ultimi anni dopo un lungo periodo di calo. E c’è anche un altro fenomeno legato al minimo storico delle chiusure, ma forse anche questo è legato alla pandemia“.


[Un momento della presentazione dell’indagine di Camera di Commercio]

Cosa succede in città (e nella cintura)

Forte il calo delle società di persone, oltre il punto e mezzo, a bilanciare il netto aumento delle imprese individuali (+4,8%). A livello geografico, invece, la crescita è piuttosto omogenea: Torino fa da locomotiva con un +2,06%, ma anche la zona Ovest viaggia sul +1,68%. Tra i primi dieci Comuni escludendo Torino, al primo posto per presenza di imprese c’è Moncalieri, seguita da Rivoli, Pinerolo, Collegno, Settimo, Chieri, Nichelino, Ivrea, Carmagnola e Grugliasco. Le dinamiche più vivaci sono registrate a Chieri, Rivoli e Grugliasco.

Il bonus “spinge” l’edilizia, giù il turismo. Commercio a due facce tra vecchio e nuovo

Facendo un’analisi per settori, le costruzioni mostrano un +3.4% (dopo una lunghissima contrazione), ma sono cresciuti anche gli altri ambiti: dai servizi (+1,8% alle persone e +2,1% alle imprese) al commercio (+0,6%). Soffre l’industria: -0,4%, così come i servizi di alloggio e ristorazione, particolarmente colpiti dalle chiusure per pandemia.
In ambito edile spiccano soprattutto tinteggiatura, intonacatura e lavori specializzati: le operazioni più legate proprio agli interventi sostenuti dal superbonus.
 
Il bonus 110% ha portato alla crescita del settore edile, mentre il turismo ha subito un forte danno dalle restrizioni legate alla pandemia. Il fenomeno del commercio va interpretato bene: c’è crisi dei settori più tradizionali, mentre l’effetto crescita è dovuto al contributo del commercio online, della digitalizzazione, ma non può essere letto come una ripresa generalizzata del comparto. Un comparto che, anzi, ha subito gravi danni dalla pandemia“.

Il crollo dei bar: vincono le attività “figlie” della pandemia

La pandemia ha colpito con forza le realtà a contatto con il pubblico. Per esempio, i bar sono scesi di quasi il 3% (-2,9% per la precisione), prolungando peraltro un periodo di crisi che si trascina da almeno dieci anni: dai 6852 del 2012 si è scesi agli attuali 5930. “I bar mostrano una contrazione che si prolunga a tassi di uno o due punti percentuali dal 2013 – spiegano gli esperti dell’ente camerale – ed è possibile che proprio questo tipo di esercizi possano andare a rafforzare le fila delle future chiusure“.
Discorso simile per i ristoranti (+1,6%) sostenuti quasi unicamente dalla ristorazione da asporto e consegna a domicilio.  

A colpire queste attività – dice Gallina – sono stati non tanto la pandemia e le chiusure, ma soprattutto lo smart working, che ha ridotto il flusso dei clienti. Chi ha saputo operare sul commercio online e sull’asporto ha ottenuto riscontri migliori. L’indicazione sulle modalità di fruizione di certi prodotti e servizi è chiara: questa è la direzione da seguire. Ormai il consumatore ha cambiato, perché obbligato, le proprie abitudini. Ognuno di noi fa delle cose che prima faceva di meno: nei prossimi anni i bar dovranno affrontare un percorso ibrido“.

Ma ci sono anche altri numeri che confermano come gli impulsi più vigorosi arrivano dalle attività “figlie” della pandemia: il commercio online cresce del 21,8%, ma crescono anche le imprese di pulizie e sanificazione, i corrieri, l’informatica e il takeaway.
Il dato particolarmente positivo del commercio ambulante è dovuto invece alla presenza di tanti “rinnovi”. Arretrano invece il commercio all’ingrosso (-2%) e quello al dettaglio (quasi -1%).
Continua il crollo delle edicole (-4,7%) così come le cartolerie, mentre aumentano i negozi di articoli sportivi.

C’è voglia di fare impresa, ma senza dubbio esiste una crisi dell’attività tradizionale. Anche questo deve confermare la spinta verso la digitalizzazione, del commercio ma non solo“.

La spinta “giovanile”

In parziale controtendenza rispetto agli anni passati è l’andamento delle attività giovanili: la crescita è quasi a due cifre (+9,6%) anche in settori come l’agricoltura e le costruzioni, ma che trovano spazio pure nelle attività dei servizi, legati alle nuove tecnologie digitali.

Coppa (Ascom): “

E preoccupazione per il mondo del commercio arriva proprio dalle associazioni di categoria: “I dati presentati dalla Camera di Commercio sono da leggere con attenzione – dichiara Maria Luisa Coppa presidente Ascom Confcommercio Torino e provincia -. Apparentemente positivi, scontano un’anomalia nelle cessazioni: le Imprese, da un lato attendono che si completino le misure di sostegno del Governo, e gli effetti della moratoria sui finanziamenti, dall’altra – risentendo della grave crisi sui consumi – non hanno risorse sufficienti per chiudere. Questi dati evidenziano la situazione di stagnazione in cui si trova l’intero comparto. Il dato sul commercio ambulante può nascondere un falso-positivo legato alle pratiche di rinnovo delle licenze. D’altro canto il dato relativo al commercio elettronico evidenzia la positiva evoluzione in atto di differenziazione dei canali di vendita delle Imprese, che oltre al commercio fisico aggiungono il web. I dati sul turismo sembrano tenere anche in vista dei grandi eventi in programma, anche se il calo degli esercizi di somministrazione misura il cambiamento delle abitudini di consumo relativo ai tempi dello smart working “forzato” cui ci ha costretto la pandemia”. 

Occorre una ingente e concreta politica di investimento di risorse sull’intero comparto – conclude Coppa – per evitare il rischio di un’implosione del settore con la chiusura di centinaia e centinaia di esercizi commerciali e la scomparsa di migliaia di posti di lavoro”.

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